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MERCATI DI FRONTIERA: COSA SONO E PERCHÉ È BENE CONOSCERLI

Investimenti futuri

Quando si parla di economia, business, export e internazionalizzazione, è bene prendere in considerazione tutti i mercati a livello globale, analizzando le opportunità che si possono presentare ad un’impresa italiana. Abitualmente si parla di mercati sviluppati (di cui fa parte anche il nostro Paese) ed emergenti (dalla Cina all’India, al Brasile e alla Russia…), ma spesso si sottovaluta un’altra definizione importante, quella dei mercati di frontiera, non facili da riconoscere ma altrettanto strategici.

COSA SONO I MERCATI DI FRONTIERA?


La nuova sfida per gli investitori è costituita dai mercati emergenti, aree geografiche per ora solamente accessibili agli operatori locali ma che assumeranno sempre più importanza in futuro. Il termine è stato coniato dalla International Finance Corporation per indicare quegli Stati che presentano interessanti opportunità di investimento; tali mercati si trovano in una posizione che precede quelli emergenti. Partendo da qui, è bene specificare come esistano diverse liste di mercati di frontiera stilate da enti ed istituzioni diverse, ma non per questo più o meno importanti. Un esempio dei Paesi considerati di frontiera: Argentina, Bahrain, Bangladesh, Croazia, Kenya, Marocco, Pakistan, Romania, Vietnam e molti altri. Per poter essere inclusi in tale lista, i Paesi devono avere caratteristiche precise: essere nazioni piccole ad un livello relativamente sviluppato, sempre e comunque inferiore a quello dei mercati emergenti, e avere restrizioni sugli investimenti.

COME INVESTIRE NEI MERCATI DI FRONTIERA


I mercati di frontiera potrebbero crescere molto rapidamente nei prossimi anni. Si stima infatti che la crescita attesa sia per loro del 4,5%, mentre i Paesi emergenti si fermerebbero al 3-4% e nei mercati sviluppati non si andrebbe oltre l’1,5-2%. Quello della crescita non è certo un problema per Stati come Vietnam, Bangladesh, Kenya, Egitto e Romania: ecco perché gli esperti raccomandano di investire nei mercati di frontiera, per avere un rendimento di medio-lungo periodo più alto rispetto ad altri versamenti di capitali. Ma quale tipo di investimento bisognerebbe fare per entrare in un mercato di frontiera? Accanto al più classico mattone, troviamo i fondi azionari, le azioni delle borse locali e le società di investimento a capitale variabile.

I VANTAGGI COMPETITIVI DEI MERCATI DI FRONTIERA


I vantaggi competitivi che deriverebbero da investimenti nei mercati di frontiera sono conseguenza diretta delle dinamiche demografiche in crescita, dei bassi costi salariali e delle notevoli risorse naturali. Alcuni Paesi hanno anche più fattori di crescita contemporaneamente: in Medio Oriente ad esempio si stanno usando i ricavi derivanti dal petrolio per diversificare l’economia, cercando di creare un mercato interno variegato meno dipendente dall’oro nero. Un ultimo vantaggio da non sottovalutare è la bassa correlazione dei mercati di frontiera con l’economia del resto del mondo: è la crescita interna infatti a trainare i primi, mentre invece i mercati sviluppati sono correlati l’uno all’altro. Vietnam, Bangladesh, Kenya, Kuwait e altri: nessuno ha a che fare con gli altri, per cui anche da questo punto di vista il rischio di investimento si riduce notevolmente.

PARTECIPARE A FIERE NEI MERCATI DI FRONTIERA


Oltre alle modalità di investimento sopra citate, un mezzo alternativo potrebbe essere costituito anche dal considerare un percorso di internazionalizzazione, un primo step a basso rischio rispetto ad investimenti più sostanziosi che permetterebbe alle aziende in primis di capire come muoversi all’interno di tali mercati. In Paesi come Vietnam, Kenya, Egitto e più genericamente in Medio Oriente ci sono diverse manifestazioni fieristiche che forniscono un’opportunità per entrare nei mercati locali in vari settori: dall'industria e automazione al packaging, arrivando infine alla plastica e alla gomma, le opzioni per le aziende non mancano di certo.

FONTI: Forex Trading Italia; Finanza Online
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