HONEGGER JOURNAL

EVENTI, MERCATI, INTERNAZIONALIZZAZIONE

EXPORT E CONTRATTO DI RETE PER LE IMPRESE: COME FUNZIONA

Business meeting aziendale Foto: Vector Open Stock

In qualità di azienda che si occupa di marketing fieristico a livello internazionale dal 1970, siamo fermamente convinti dell’importanza dell’export per le Pmi italiane. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: l’internazionalizzazione è quel fenomeno necessario, nato in seguito alla globalizzazione, al quale tutte le imprese del nostro Paese devono guardare per garantirsi un futuro sul mercato. Lo scenario mondiale è completamente cambiato nell’arco degli ultimi anni, e le aziende sono obbligate a cercare nuovi strumenti per poter competere con concorrenti stranieri che si affacciano sul panorama italiano. Se dunque il mercato potenziale si riduce da un lato, e dall’altro ci sono nuove sfide tecnologiche e di business model da affrontare, le Pmi devono essere preparate. Ma in che modo?

PMI ITALIANE: LIMITI E VANTAGGI


Al di là delle diverse strategie di internazionalizzazione che le aziende possono pianificare, bisogna tenere conto di pregi e difetti delle imprese italiane, che si presentano molto frammentate rispetto ad esempio alle grandi multinazionali. Se da un lato infatti esse sono dotate di una flessibilità più o meno ampia e hanno un processo decisionale decisamente breve, le imprese sono spesso caratterizzate da una guida familiare, per cui possono presentare limiti strutturali e culturali, oltre che avere una certa resistenza al cambiamento e all’innovazione.
Il mercato (italiano) piccolo e affollato impone dunque una strategia di export alle Pmi, che all’inizio potrebbero scontrarsi con alcuni punti critici, per cui è bene tenere conto: del Paese in cui si intende esportare; di quale sarà il posizionamento del proprio prodotto, anche rispetto a quelli dei competitori più affini; quali canali di vendita utilizzare. L’impatto di questa “rivoluzione” sulla struttura delle piccole e medie imprese può essere importante in termini di problemi linguistici, stoccaggio e logistica, organizzazione del reparto produttivo, e struttura finanziaria.
L’internazionalizzazione quindi non può essere un processo adottato sporadicamente e una tantum, ma è frutto di un ragionamento effettuato sul medio-lungo periodo e strutturato attentamente. Da non dimenticare infine che questo investimento prevede anche una presenza stabile dell’azienda nel Paese dove si desidera esportare, sia per avere un feedback costante dal mercato che per fare una valutazione del rapporto costi-benefici, mantenendo sempre il controllo della rete commerciale. Le figure professionali di cui un’azienda ha bisogno possono variare: dal Temporary Export Manager, di cui avevamo parlato già tempo fa, fino a diversi consulenti in ambito commerciale, legale e finanziario.

QUANTO COSTA L'EXPORT? CON IL CONTRATTO DI RETE SI RISPARMIA


Ma cosa succede nel momento in cui l’internazionalizzazione diventa un percorso troppo dispendioso per un’azienda medio-piccola, con risorse limitate ma allo stesso tempo con la necessità di guardare all’estero? In ambito export esiste uno strumento, consolidato dalla Legge, chiamato contratto di rete. Tale strumento è una forma di aggregazione più leggera e con meno vincoli normativi rispetto alla costituzione di una vera e propria società, molto più organica e flessibile dunque rispetto ad associazioni temporanee di imprese e consorzi. Il contratto di rete ha lo scopo di “accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato” attraverso la collaborazione industriale, lo scambio di informazioni o prestazioni e l’esercizio in comune di una o più attività, come ad esempio la partecipazione alle fiere di settore più strategiche per la rete stessa di imprese. In tale contratto, le aziende mantengono la loro autonomia ma contemporaneamente uniscono risorse e competenze per raggiungere uno scopo comune, che solitamente riguarda sempre l’internazionalizzazione. Il primo vantaggio evidente che si ottiene dal contratto di rete è la riduzione dei costi di qualsiasi progetto affrontato insieme, che può prevedere talvolta la creazione di un’immagine e un marchio comune per sfruttare economie di scala derivanti da risorse delle singole imprese che ne fanno parte (fonte: Agendadigitale.eu).

ESEMPIO DI CONTRATTO DI RETE: COME FUNZIONA PROCESSING&PACKAGING - THE HIGH TECH ITALIAN WAY


Il contratto di rete è perciò da considerarsi un ottimo strumento per la realizzazione di processi di internazionalizzazione, come succede per Processing & Packaging - The High-Tech Italian Way, una rete di imprese appositamente realizzata per il settore dell’imballaggio, processing & packaging, che ha come scopo lo sviluppo economico e l’aumento di competitività delle aziende che vi prendono parte, promuovendo un’offerta di prodotto integrata che riesca a rappresentare una fornitura completa per il cliente internazionale per quanto riguarda la filiera di processo e imballaggio. Nel caso di Processing & Packaging, The High-Tech Italian Way, l’azienda Honegger agisce quale Official Project Manager per conto di cinque imprese del settore packaging che hanno già presentato i loro prodotti in diverse fiere nel mondo, fornendo anche un valido supporto per le attività di promozione e marketing nei mercati esteri.

Certi che anche questa sia un’ottima soluzione per le imprese, invitiamo le Pmi ad organizzarsi per intraprendere un percorso che le porti all’estero per far conoscere al meglio le loro eccellenze, promuovendo in questo modo l’immagine del Made in Italy in tutti i settori di business.
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